"L'Hip Hop al Teatro Regio" - Igorighe - Igor Castiglia

Vai ai contenuti

Menu principale:

"L'Hip Hop al Teatro Regio"

Igor Castiglia
Pubblicato da in Pensieri ·
Tags: TeatroRegiodiTorinoBreakDanceBreakingHipHopToprinese
“L’Hip Hop al Teatro Regio di Torino”,  potrebbe essere il titolo di un articolo che racconta un qualche spettacolo in scena nel prestigioso Teatro della città sabauda, dedicato alle forme di espressione di quella che viene definita come una cultura urbana oramai consolidata e stratificata negli anni; invece questa è una breve storicizzazione di quelli che sono stati i giorni in cui in quel portico che fa da anticamera all'ingresso del teatro è iniziato a divenire ciò che è stato per le generazioni di B boy e Fly girl Piemontesi che si sono susseguite in questi 34 anni, “the place to be”,  il posto dove stare.

“Io c'ero! ", pur avendo da proclamare questa lapidaria prefazione, ci tengo a scrivere che non baso ciò che racconterò solo sulla mia memoria e punto di vista, ma su interviste fatti a coloro che ebbero un ruolo fondamentale nella scelta di quel luogo.
 
Ora, un respiro profondo, e facciamo un bel salto indietro di 3 decadi e mezzo e spostiamoci per un attimo fuori dai confini Nazionali, per l'esattezza a Tel Aviv il 9 maggio 1983,  proprio in questa città della costa Israeliana si teneva la dodicesima edizione degli Hapoel Games, in quella occasione un allora ventunenne Duilio Mogliasso, atleta Torinese specializzato nei 110 metri a ostacoli, li si trovava a rappresentare l'Italia .

Durante uno dei momenti liberi sul campo di gara Duilio nota un giovane del team Statunitense intento ad ascoltare musica e a praticare una forma di danza assolutamente nuova, si trattava di Larry Myricks, atleta che in quella competizione vinse ben tre medaglie d'oro, ciò che stava praticando Larry era quello che da lì a poco tutti avrebbero in Italia conosciuto come la Break Dance.

Al termine degli Hapoel Games Duilio ritorna in Italia ed inizia a ricercare con i mezzi allora disponibili quanto spiegasse e mostrasse quella nuova a forma di espressione, tra una ricerca e l’altra  a Duilio coinvolge due suoi colleghi sul campo di atletica, gli astisti Stefano Gellato e Massimo Masotti, quest'ultimo già impegnato in parallelo all'atletica nello studio della danza jazz.

In tempi come quelli del 1983, ben lontani dal “tutto e subito” di Internet, raccogliere informazioni era ancora molto complicato, figuriamoci video o altri contenuti simili che potessero velocizzare l'apprendimento di quello stile di danza e di tutto ciò che essa rappresentava, ma quanto da autodidatti erano riusciti a fare i tre atleti torinesi è sufficiente a Duilio per pensare di far partire un corso pomeridiano ospitato nella dance floor della discoteca Tuxedo, da cui venne poi il nome della prima crew fondata proprio da Duilio, i "Tuxedo Breaking WhiteTeam".

Nel frattempo anche tanti altri ragazzi Piemontesi vengono raggiunti e contagiati da questa nascente danza ed iniziano a cimentarsi con i loro primi passi , era l’anno di uscita del film Flashdance, sulle note di "It's Just Begun" per ben un minuto e mezzo di questo film Adrian Lyne riesce a raccontare una fotografia della street dance con immagini che rimarranno impresse nella memoria di quelli che come me furono incredibilmente condizionati dalla loro visione, cercando di imitarle negli spazi a loro disposizione, dai pochi metri quadrati delle proprie camerette, garage, palestre comunali o per alcuni fortunati in vere e proprie scuole di danza, come ad esempio accadde a Paolo Evangelista, Gianni Carretta e Silvano Vigitello, fondatori dei Green Walking , il secondo gruppo torinese di b boy nato per l'appunto dall'incontro di questi tre ragazzi ad uno stage di Cinzia Farolfi, una ballerina che tornata da un viaggio a Los Angeles decise di portare in Italia i passi dello stile della west coast.

Ma quando fu che su quel marmo che lastrica il portico del Teatro Regio qualcuno fece il primo giro sulla schiena? Perché scelse proprio quel luogo?

E qui torniamo a parlare di Duilio, Stefano e Massimo, i racconti di quel giorno hanno qualche sfocatura nella memoria di chi li ha vissuti, ma in linea di massima coincidono e raccontano di un primo tentativo fatto con un grosso cartone portato sui prati del Parco del Valentino, i quali però non del tutto asciutti, resero dopo pochi momenti il cartone molliccio è per nulla adatto allo scopo.

Decisi a passare la giornata ballando all'aperto i tre amici si spostano poco distanti in uno spazio adiacente ad una delle facoltà Universitarie presenti su Corso Massimo D'Azeglio, ma la superficie irregolare del pavimento ed il poco spazio a disposizione fanno subito desistere e nuovamente mettere alla ricerca di un luogo che si prestasse al loro intento.
 
Eccoli quindi arrivare in pieno centro città, nella bellissima Galleria San Federico, per molti conosciuta come la galleria del Lux, lo storico cinema li presente. Tutto sembra perfetto, ma purtroppo non sono della stessa idea i negozianti che fanno intervenire i vigili urbani, i quali invitano i tre giovani a rimettersi in cammino.

Ed è sempre a Duilio che viene in mente un ricordo d'infanzia vissuto al Teatro Regio, edificio che costeggia uno dei lati di Piazza Castello, ed è così che in pochi minuti il trio si ritrova in un ampio portico pavimentato con grandi piastrelle di lucido marmo grigio, uno spazio perfetto anche grazie alle vetrate oscurate del teatro, che offrivano una superficie sufficientemente riflettente per permettere di “specchiarsi” e provare i passi di ciò che allora per tutti era l’ “electric boogie”.

Passano pochi minuti ed anche li una figura interrompe le danze, si tratta del custode del Teatro il quale non capisce bene cosa accada vendendo dei ragazzi rotolarsi letteralmente per terra, ma fortuna vuole  i tre riescono a rassicurarlo e a far si che lui li lasci vivere la loro giornata di street dance.

Ed è così che in un pomeriggio qualsiasi  della primavera del 1983 il Teatro Regio di Torino acquisisce un ulteriore significato e diviene il punto di incontro di tutti quei ragazzi appassionati delle differenti forme di espressione dell’Hip Hop.

Io vi arrivai proprio quell’estate e per anni ne feci la mia seconda casa, non vi erano discorsi impegnati, non eravamo emarginati che faticavano a trovare un posto nella società ne vivevamo di espedienti, eravamo ragazzi ed adolescenti di età molto diverse ma tutti accumunati dalla passione in primis per la “break dance” , e poi di tutto ciò che con essa stava arrivando, i graffiti, la musica rap, etc etc…

Era tutto nuovo e avveniva in un epoca in cui vi era ancora il gusto per la “scoperta”, cosa che alimentava la ricerca e permetteva di sognare, ed i sogni sono importanti, se lasciati liberi di fluire ci indicano la strada da seguire.

Dedicato a tutti coloro che condivisero con me quei momenti e vissero un attimo di assoluta spensieratezza e grande entusiasmo.



7 commenti
Voto medio: 175.0/5
MARCO ILLO THC
2017-04-25 10:27:46
GRAZIE DI CUORE IGOR.
Jimmy delcyS
2017-04-25 12:07:25
Regio la culla del Hip Hop piemontese e non .
Gianni
2017-04-25 12:58:03
Grazie Igor!!❤️❤️❤️
Adele
2017-04-25 13:19:39
Io c'ero
"il Regio", la mia casa ☺
Grazie Igor
Joseph Seu
2017-04-25 14:39:05
Grazie Igor.
Stix
2017-04-25 15:01:11
Grande Igor,
Leggere questo racconto è un tuffo nel passato, tutti noi del Regio, quando ci ritroviamo oggi, ricondiamo con gioia quei tempi e la voglia che c'era di stare assieme per imparare, l'unico modo per esserci, era stare nel cerchio...
Adesso portroppo con internet e social, ogniuno sta per conto suo pensando di esserci, ma quel cerchio al Regio è rimasto sempre più vuoto nel tempo, il contatto umano, la stretta di mano, si!! il saluto era una cosa seria..
Facciamo in modo che non rimanga solo uno splendido ricordo.
Pace a tutti...
Luca
2017-04-27 12:31:20
Solo chi e' stato negli anni 80 sotto i loggiati del Teatro Regio puo' sapere l'energia che si respirava in quel posto...grazie Igor e Maurizio, grazie a tutti PEACE :-)

Torna ai contenuti | Torna al menu